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La libertà di stampa come presidio di democrazia: Caterina Chinnci parla della risoluzione approvata dal Parlamento Europeo in occasione della giornata mondiale indetta dall’Onu e della proposta di creare organismi indipendenti per tutelare i giornalisti d’inchiesta

Di Caterina Chinnici


La libertà di stampa è un pilastro del nostro sistema di valori che le istituzioni devono saper tutelare. Ce lo ricorda la #GiornataMondialeDellaLibertàDiStampa istituita dall’Onu, che si celebra oggi. Il Parlamento Europeo ha voluto riaffermare questo principio con una risoluzione approvata esattamente il 3 maggio di un anno fa (nel video il mio intervento). Una netta presa di posizione seguita alle uccisioni di Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak, che sono stati non solo delitti efferati ma veri e propri attacchi al diritto dei cittadini di conoscere la verità. Del testo mi sono occupata come relatore del gruppo S&D e ho pensato di parlarvene.

I crimini che hanno spinto il Parlamento Europeo a rivolgere un anno fa precise raccomandazioni agli Stati membri dell’UE, con voto a larga maggioranza, fanno parte di una catena molto lunga. L’argomento ci tocca nel vivo anche perché l’Italia è tra i paesi che hanno pagato, negli anni, un prezzo altissimo per l’impegno e il coraggio dei giornalisti d’inchiesta, il cui lavoro porta un contributo fondamentale alla lotta contro la corruzione, la criminalità organizzata e il malaffare in genere. Tanti reporter hanno perso la vita, e tanti sono costretti a vivere sotto scorta.

Libertà di espressione e fondatezza dell’informazione sono presidio di democrazia, sono valori acquisiti nel tempo che abbiamo il dovere di proteggere. Più volte in questa legislatura ho sottolineato durante i lavori d’aula (https://bit.ly/2ZTwoIL, https://bit.ly/2DMCvVV) la necessità di tutelare i giornalisti d’inchiesta con un adeguato quadro normativo su scala europea.

Tra le proposte che come relatore-ombra, attraverso gli emendamenti, ho sostenuto durante i lavori preparatori, c’è quella di istituire in tutti gli Stati membri organismi indipendenti, in collaborazione con le organizzazioni dei giornalisti, che possano sia monitorare e documentare violenze, minacce o pressioni subite dai reporter, sia occuparsi della loro tutela a livello nazionale.

La risoluzione approvata ha anche un respiro più ampio e guarda all’intero universo dei new media, perché se per un verso Internet ha valorizzato la libertà di espressione, per l’altro ha dato spazio a pericolosi fenomeni come le fake news, la propaganda terroristica online e il cyberbullismo. Da qui la necessità di riequilibrare libertà di espressione, esigenze di sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona, obiettivo che considero raggiunto nel testo.

Nel documento si chiede alla Commissione Europea e agli stati membri di investire risorse sull’alfabetizzazione mediatica per consentire agli utilizzatori del web di riconoscere più facilmente notizie e contenuti falsi, mentre ai gestori di social media si chiede di sviluppare strumenti che consentano agli utenti di segnalare potenziali fake news. La risoluzione propone anche misure per contrastare la pubblicazione di contenuti illeciti, tra cui quelli legati alla propaganda terroristica, alla pedopornografia e al cyberbullismo.

Nella prossima legislatura sarà fondamentale mantenere alta l’attenzione su questo tema e vigilare sull’attuazione degli indirizzi espressi dall’assemblea legislativa.

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